
ANVU TG
24 Novembre 2025
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29 Novembre 2025La mia consueta riflessione, in quanto DONNA, in quanto donna in divisa, in quanto madre, in quanto figlia, ma soprattutto in quanto Presidente Nazionale della più importante e prestigiosa associazione della Polizia Locale d’Italia, ANVU, oggi – come ieri, come domani, come passato, presente e futuro – mi è doverosa in questa triste ricorrenza che “celebra” la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Un grido d’allarme spesso non ascoltato o sottovalutato, che si traduce in tragedie senza fine. Un fenomeno che va ben oltre il tempo di una celebrazione annuale rivolta alle donne vittime di violenza, e che riguarda tutti coloro che subiscono violenze, in ogni loro forma.
Richiama la mia attenzione la storia di “Marta”.
- Chi era Marta?
Era ancora una ragazza quando, un giorno, qualcuno le rubò il corpo e la giovinezza. Costretta a sposare il suo carnefice, fu lei a pagare pur senza colpa. Non ebbe scelta. Non ebbe voce. Nessuna difesa. La società non le offrì giustizia: le impose una condanna, trasformandola da vittima a colpevole.
Ma Marta, con forza straordinaria, non si spense e cominciò a scrivere. All’inizio di nascosto, con timore; poi con determinazione, caparbietà e decisione attraversò il Paese.
Alla fine si diede un nome che non le era stato imposto ma che aveva scelto: Sibilla Aleramo.
Il suo libro Una donna, pubblicato nel 1906, era un grido, un atto politico, una confessione di ferro in un’Italia che non era pronta per una donna capace di dire la verità. Raccontò la violenza, il matrimonio coatto, la solitudine, la fuga sofferta ma necessaria. Scrisse, viaggiò, parlò, andò avanti frequentando poeti e rivoluzionari.
Lottò per il femminismo quando la parola femminismo era considerata quasi un insulto.
La sua vita – una delle più coraggiose del Novecento italiano – viene ancora oggi ignorata. Perché il destino delle donne che hanno troppo coraggio è sempre lo stesso: se non le puoi fermare, le devi zittire. Sibilla Aleramo è stata dimenticata perché una donna che rinasce dal dolore e si autodetermina spaventa.
Il suo nome non compare nei libri di scuola, la sua opera è spesso citata come un dettaglio.
Eppure è stata una pioniera e merita giustizia, come tutte le donne vittime di violenza. Cercarono di zittirla; lei rispose diventando una voce che, dopo un secolo, ancora brucia.
Forse è proprio per questo che non compare nei manuali: perché ricordarla significa ammettere che la sua lotta non è finita. E così è ancora oggi, come ieri.
- Un filo che lega le storie spezzate
C’è un filo che accomuna e lega tanti, troppi casi di femminicidio che hanno segnato la storia del nostro Paese: processi terminati con un nulla di fatto, carnefici rimasti nell’ombra, un cold case collettivo che continua a pesare per la mancanza di una vera giustizia, in una società ancora lontana dal fare davvero i conti con la violenza di genere.
Le violenze domestiche e di genere continuano ad essere, purtroppo, fenomeni estremamente attuali, nonostante il nostro ordinamento stia cercando di contrastarle con interventi legislativi intensificati negli ultimi anni: dall’introduzione del cosiddetto “Codice Rosso” nel 2019 fino alla rilevante svolta normativa di quest’ultimo anno con l’approvazione del disegno di legge per l’introduzione del delitto di femminicidio.
Il testo del ddl n. 1433/2025, oltre a introdurre la nuova fattispecie penale, prevede circostanze aggravanti per i delitti tipici del Codice Rosso, con un aumento delle pene.
Si tenta così di colmare un vuoto giuridico e di riconoscere la specificità delle violenze di genere, finora inquadrate solo come omicidio aggravato.
Le norme vigenti – dal Codice Rosso alle misure cautelari di protezione – non prevedevano prima un titolo autonomo per punire l’omicidio motivato da discriminazione o odio verso le donne.
La nuova legge si propone di riconoscere la peculiarità di questa violenza, configurando un reato autonomo e un sistema punitivo più severo.
Con l’introduzione dell’articolo 577-bis c.p. viene tipizzato il delitto di femminicidio, che punisce con l’ergastolo chiunque cagioni la morte di una donna “in quanto donna”, ovvero per motivi di discriminazione, odio di genere, o per reprimere i suoi diritti, la sua libertà o la sua personalità.
La riforma non si limita all’aspetto punitivo: sono previste misure di sostegno per le vittime e gli orfani, nonché programmi di formazione e prevenzione destinati a scuole, operatori sanitari, forze dell’ordine e magistrati.
L’obiettivo è un approccio integrato: repressione più severa, ma anche educazione e cultura della prevenzione.
Tuttavia, la vera efficacia della riforma non dipenderà solo dalla durezza delle pene, ma dalla capacità del sistema giudiziario di garantire tempi rapidi, risorse adeguate, formazione degli operatori e sostegno concreto alle vittime.
Solo un approccio unitario – diritto, cultura e politiche sociali – potrà realmente ridurre il numero dei femminicidi in Italia.
- Il ruolo della Polizia Locale
La Polizia Locale rappresenta una risorsa strategica che, sebbene ancora troppo poco valorizzata e priva di numerosi strumenti operativi utili per affrontare la criminalità in modo concreto ed efficace, svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione e nel contrasto della violenza di genere grazie alla sua prossimità alle comunità.
In un quadro di sicurezza urbana e tutela sociale, integrare il ruolo della Polizia Locale nelle strategie nazionali contro la violenza di genere e adottare protocolli condivisi contribuirebbe in modo significativo a migliorare l’efficacia degli interventi.
I dati continuano ad essere allarmanti e smentiscono le bugie e le mistificazioni di chi non vuole riconoscere il problema.
Il trend è in crescita soprattutto nella violenza sessuale, declinata in tutte le sue forme.
Sono aumentati i crimini che vedono come vittime i minori: la maggioranza sono bambine sotto i 14 anni, e la maggior parte degli autori è costituita da uomini italiani di età compresa tra i 35 e i 64 anni (60%). Aumentano anche i casi di adescamento online e cresce vertiginosamente il numero delle vittime di pornografia minorile. Nel primo semestre di quest’anno i delitti ai danni dei minori sono aumentati, includendo soprattutto reati a sfondo sessuale.
Grazie alle campagne di sensibilizzazione, negli ultimi anni si registra un aumento delle richieste di aiuto ai centri antiviolenza. Ma i numeri restano drammatici, soprattutto considerando che molte violenze non vengono denunciate. Questo dato rivela ulteriori problematiche e forme di violenza che portano molte donne a non denunciare.

Il 25 novembre, così come l’8 marzo, dovrebbero essere giornate di lotta in cui ricordare che non si potrà parlare di emancipazione femminile dalla violenza e dallo sfruttamento senza l’emancipazione della classe tutta, di cui fa parte anche la stragrande maggioranza delle donne.
Questa emancipazione sarà possibile solo con il protagonismo di tutte le DONNE, spalla a spalla con i loro compagni, amici e colleghi, nella lotta per il rovesciamento di questo sistema.
La discriminazione di genere è oggi pienamente riconosciuta come una problematica intrinseca al nostro sistema sociale e culturale e, come tale, va affrontata attraverso cambiamenti strutturali da attuare nelle comunità in cui viviamo, per eliminare atteggiamenti e pregiudizi che impediscono alle donne non solo la piena parità, ma anche l’affermazione della propria specificità.
- Il ruolo di ANVU e della Polizia Locale
In questa battaglia contro la violenza di genere, l’ANVU e la Polizia Locale rappresentano una presenza indispensabile.
La nostra Associazione, attraverso la formazione continua e la promozione di buone pratiche operative, sostiene ogni giorno il lavoro delle donne e degli uomini dei comandi locali, che sono spesso i primi a intercettare segnali di rischio e a raccogliere richieste d’aiuto.
La Polizia Locale, grazie alla sua vicinanza ai cittadini e alla sua presenza capillare sul territorio, svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione, nell’ascolto e nell’intervento tempestivo. Rafforzarne competenze e strumenti significa rendere più forte l’intera rete di protezione delle vittime.
L’ANVU continuerà a impegnarsi affinché la Polizia Locale sia sempre più preparata, riconosciuta e valorizzata, contribuendo in modo concreto alla costruzione di comunità più sicure, più consapevoli e più giuste.
Perché nessuna donna deve sentirsi sola. E perché la lotta contro ogni violenza può essere vinta solo con il contributo di tutti, istituzioni e cittadini insieme.
La Presidente Nazionale
Silvana Paci




