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2 Aprile 2026La Polizia Locale merita interventi legislativi al passo con i tempi e solo migliorativi della legge quadro n. 65 del 1986.
7 MARZO 1986 – 7 MARZO 2026: Quarant’anni della Legge Quadro n. 65 del 1986
Una legge che da quarant’anni ha segnato la storia della Polizia Locale italiana.
La costituzione dell’ANVU, avvenuta il 17 marzo 1981, all’epoca Associazione Nazionale Vigili Urbani, aveva come obiettivo principale quello di dotare la categoria di una legge che ne delineasse ruoli, funzioni e poteri, definendone con chiarezza la collocazione nel panorama nazionale degli organismi di polizia presenti in Italia. Ciò pur nella consapevolezza che, fin dall’Impero Romano, tale figura ha sempre svolto un ruolo al servizio della sicurezza dell’Urbe.
Coloro che allora venivano definiti “vigili urbani”, ovvero le cosiddette Guardie delle Province e dei Comuni, così come indicate nel codice di procedura penale, con la nascita della Legge quadro n. 65 del 1986 assunsero per la prima volta la denominazione di Polizia Municipale superando la terminologia “vigili urbani”, che non era mai stata formalmente coniata da alcuna legge.
L’ANVU è stata parte attiva e diligente nel percorso di elaborazione e approvazione di questa importante normativa, attraverso la quale vennero finalmente delineati ruoli, funzioni, competenze, organizzazione e gerarchia delle Polizie Municipali. Si trattò, per il periodo storico in cui venne approvata, di una legge altamente innovativa e di ampio respiro.
Questa normativa produsse effetti estremamente positivi in tutto il Paese, fungendo da stimolo per l’intera categoria a formarsi, organizzarsi e aggiornarsi costantemente, con l’obiettivo di garantire il massimo impegno al servizio della collettività, assicurando il rispetto della legalità nei territori di competenza e affrontando materie che fino ad allora non erano mai state oggetto di intervento sistematico.
Da allora ad oggi, nonostante una generale e talvolta evidente sottovalutazione da parte delle istituzioni e dei media, le Polizie Municipali – oggi Polizie Locali d’Italia – hanno dimostrato elevati livelli di professionalità in numerosi ambiti, emergendo in modo significativo anche nel campo della sicurezza urbana pilastro fondamentale della sicurezza pubblica complessiva del Paese. A ciò si aggiungono le attività di tutela della circolazione stradale, del consumatore, dell’ambiente, dell’urbanistica e del territorio, nonché di tutte le materie che contribuiscono al vivere quotidiano delle comunità locali, dalle realtà più piccole fino alle grandi città metropolitane.
A quarant’anni dalla sua approvazione, la Legge 7 marzo 1986 n. 65, legge quadro sull’ordinamento della Polizia Locale, appare non adeguata rispetto alle realtà operative, alle responsabilità e ai rischi che da anni, ogni giorno, affrontano gli appartenenti alla Polizia Locale in tutta Italia, soprattutto in materia di diritti e tutele.
Nel corso di questi quarant’anni sono intervenuti elementi che hanno contribuito a delineare una progressiva marginalizzazione della Polizia Locale, pur continuando a richiederne interventi sempre più numerosi e complessi ma volutamente relegandola di fatto a un ruolo di inferiorità professionale rispetto ad altre forze di polizia.
Quando quella legge fu approvata, il contesto istituzionale, sociale e normativo del Paese era profondamente diverso. Da allora le città sono cambiate, i fenomeni legati alla sicurezza urbana si sono evoluti e le funzioni della Polizia Locale si sono progressivamente ampliate, fino a renderla un presidio indispensabile di legalità e sicurezza nei territori.
Oggi gli operatori della Polizia Locale svolgono quotidianamente attività che spaziano dal controllo del territorio alla sicurezza urbana, dalla polizia giudiziaria alla tutela ambientale, dal supporto alle attività di protezione civile alla gestione di emergenze e situazioni di ordine pubblico locale, dalla tutela del consumatore alla sicurezza della circolazione stradale; proprio in quest’ultimo ambito la Polizia Locale rappresenta la forza di polizia che rileva il maggior numero di incidenti stradali, spesso anche di particolare complessità.
Nonostante questo ruolo sempre più centrale, la cornice normativa che disciplina la categoria è rimasta sostanzialmente ferma al 1986 e, in alcuni casi, è addirittura peggiorata a causa di interventi legislativi che hanno privatizzato il rapporto di lavoro e ridotto importanti tutele, come il riconoscimento dell’equo indennizzo in caso di infortunio o perdita della vita per cause di servizio. È proprio questa distanza tra norma e realtà operativa ad aver generato, negli anni, una serie di criticità e discriminazioni che la categoria denuncia da tempo.
Come ANVU, Associazione Professionale della Polizia Locale d’Italia, portiamo avanti da anni un confronto istituzionale serio e documentato per ottenere una riforma organica della legge quadro. Nel corso del tempo sono state trasmesse alle istituzioni numerose note tecniche, proposte normative e documenti di analisi, finalizzati a evidenziare le lacune dell’attuale sistema e a proporre soluzioni concrete.
In qualità di Presidente Nazionale ANVU ho avuto inoltre l’onore di intervenire in audizione presso la Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati, presentando un articolato documento nel quale sono state illustrate le principali criticità dell’attuale DDL 1716, evidenziando le modifiche ritenute indispensabili per adeguarlo al ruolo che la Polizia Locale svolge nel sistema di sicurezza territoriale del Paese.
Non si tratta di rivendicazioni corporative, ma della necessità di garantire equità normativa, chiarezza delle funzioni e adeguate tutele operative per una categoria che ogni giorno opera a diretto contatto con i cittadini e con le problematiche di sicurezza delle comunità locali.
Il tema non riguarda soltanto l’ordinamento nazionale. Già nel 2019, in sede europea, è stato evidenziato come il ruolo delle polizie locali nei sistemi di sicurezza territoriale richieda un adeguamento normativo e organizzativo coerente con le responsabilità esercitate sul campo facendo cessare le gravi discriminazioni che la penalizzano.
Un richiamo che conferma quanto la categoria chiede da tempo: un quadro normativo moderno, chiaro e coerente con la realtà operativa, che definisca anche diritti e tutele.
Alla luce di queste premesse, il disegno di legge n. 1716 presentato dal Ministro dell’Interno avrebbe potuto rappresentare un passaggio significativo verso una riforma attesa da decenni.
Purtroppo, nella sua formulazione attuale, il provvedimento non appare in grado di affrontare totalmente in modo organico le criticità strutturali della legge quadro del 1986. Il rischio concreto è quello di un intervento parziale che non risolve i nodi fondamentali e che potrebbe lasciare irrisolti, o addirittura aggravare alcuni dei principali elementi di disparità e di inadeguatezza normativa.
Tra i punti più rilevanti che continuano a richiedere una risposta chiara vi sono:
- pieno riconoscimento come Forza di Polizia a ordinamento locale;
- Stato giuridico in regime di diritto pubblico
- la definizione di un quadro normativo omogeneo sul territorio nazionale che ne individui un’unica uniforme e gradi, differenziando le divise rispettivamente con i loghi delle regioni e degli enti locali dai quali dipende il personale
- riconosciute alle altre forze di polizia comprese le speciali elargizioni e riconoscimento vittime del dovere;
- Qualifiche di Polizia Giudiziaria, Pubblica Sicurezza ben definite e permanenti e porto d’arma su tutto il territorio nazionale nonché obbligo di dotazione di altri strumenti di difesa
- Tutela legale equivalente a quella riconosciuta alle altre forze di Polizia ad ordinamento civile;
- Procedure di accesso ai ruoli e alla carriera omogenee in tutto il territorio nazionale e specifiche per operatori di Polizia Locale;
- Albo Comandanti, in cui venga riconosciuto l’obbligo di appartenenza alla categoria
- Accesso gratuito a tutte le banche dati, accesso al CED del Ministero dell’Interno
La Polizia Locale non chiede privilegi. Chiede semplicemente il riconoscimento di ciò che già fa ogni giorno sul territorio. Chiede una legge moderna, coerente con le funzioni esercitate e capace di garantire agli operatori strumenti normativi adeguati a operare con efficacia, sicurezza e dignità professionale.
Dopo quasi quarant’anni è evidente che non servono interventi marginali o soluzioni parziali. Serve una riforma reale, capace di superare le criticità della legge quadro del 1986 e di costruire un sistema normativo all’altezza delle sfide che le città e i territori italiani sono chiamati ad affrontare. Questo potrebbe avvenire anche attraverso modifiche sostanziali all’attuale Legge n. 65 del 1986, adeguandola alle esigenze del tempo.
L’ANVU continuerà a portare avanti questa battaglia con senso di responsabilità e spirito istituzionale, nel confronto con il Parlamento, con il Governo e con tutte le realtà che operano nel campo della sicurezza pubblica.
ANVU chiede una risposta concreta a quanto la categoria rivendica da decenni. Se, come sembra emergere, la riforma dovesse limitarsi all’impianto delineato dall’attuale DDL 1716 con la previsioni di ben poche modifiche rispetto a quelle richieste nei vari emendamenti presentati anche da ANVU, allora risulterebbe paradossalmente preferibile l’attuale legislazione, poiché non è accettabile intervenire sulla legge quadro n. 65 del 1986 per peggiorarla
Quando si interviene su una legge lo si fa per migliorarla e per adeguarla alle esigenze del tempo, non per indebolirne l’impianto.
Non per difendere interessi di parte, ma per affermare un principio semplice: la sicurezza dei cittadini passa anche attraverso il riconoscimento e il rafforzamento della Polizia Locale
Dopo decenni di attesa, il tempo delle riforme non può più essere rinviato, ma solo a condizione che la riforma sia realmente in grado di dare una svolta positiva alla Polizia Locale italiana e ANVU sarà al fianco di tutti coloro che lotteranno per raggiungere questo obiettivo.
Silvana Paci
Presidente Nazionale
ANVU – Associazione Professionale Polizia Locale d’Italia




