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29 Aprile 2026Polizia Locale ignorata: forte insoddisfazione per il Disegno di Legge di riforma.
Il Consiglio Direttivo Nazionale dell’Associazione ANVU, riunito in MONTESILVANO in data 27/4/2026, esprime una valutazione fortemente negativa sul testo approvato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera Dei Deputati, in materia di riordino delle funzioni e dell’ordinamento della polizia locale.
A distanza di quasi quarant’anni dall’entrata in vigore della Legge quadro sulla polizia locale n. 65/1986, le donne e gli uomini della polizia locale si attendevano finalmente una riforma capace di riconoscere, valorizzare e rendere coerente il ruolo che la polizia locale svolge quotidianamente nel sistema della sicurezza del Paese. Le aspettative erano alte, anche alla luce del progressivo ampliamento delle funzioni e delle responsabilità che negli anni sono state attribuite agli operatori sul territorio.
Il testo approvato, invece, non solo non risponde a queste esigenze, ma sotto diversi profili appare persino arretrare rispetto al quadro vigente. Non si coglie alcuna reale volontà di affrontare in modo strutturale le criticità del settore, né di compiere quel salto di qualità ordinamentale che sarebbe stato necessario dopo quarant’anni.
A preoccupare, in primo luogo e come più volte ribadito, è l’impostazione stessa della legge delega, che rinvia ai decreti legislativi la definizione degli aspetti più rilevanti dell’ordinamento. Una scelta che, così come formulata, rischia di tradursi in un intervento costruito di fatto nelle sedi ministeriali, senza un adeguato coinvolgimento delle associazioni rappresentative, delle organizzazioni sindacali e dello stesso Parlamento. Si delinea quindi un riordino “a scatola chiusa”, lontano dall’esperienza concreta degli operatori e dalle reali esigenze dei territori.
In questo contesto, il rischio è quello di calare dall’alto soluzioni che non solo non migliorano il sistema, ma finiscono per incidere negativamente sulle donne e sugli uomini della polizia locale, già oggi chiamati a operare in condizioni complesse e spesso con strumenti inadeguati. Più che rafforzare il sistema sicurezza, il provvedimento sembra limitarsi a trasferire ulteriori incombenze e responsabilità sugli enti locali, lasciati soli a fronteggiare una situazione che, in molte realtà urbane, è ormai chiaramente sfuggita di mano.
Ancora più significativo è il fatto che il testo non recepisca nessuna delle principali istanze avanzate dalla categoria. Rimane irrisolta, innanzitutto, la questione del riconoscimento della polizia locale come forza di polizia a ordinamento locale, in coerenza con il sistema delineato dalla Legge n. 121/1981. Si tratta di un passaggio fondamentale che avrebbe consentito di allineare finalmente il dato normativo alla realtà operativa, superando una evidente distonia tra funzioni svolte e inquadramento giuridico. La sua mancata previsione lascia immutata una debolezza strutturale che nel tempo ha già prodotto effetti negativi e che rischia di riproporsi anche in futuro.
Allo stesso modo, non viene affrontato il nodo centrale del trattamento giuridico ed economico del personale. Gli operatori della polizia locale continuano a essere inquadrati nel comparto degli enti locali, con un contratto pensato per il personale amministrativo e del tutto inadeguato rispetto alla natura autoritativa, operativa e spesso rischiosa delle funzioni svolte. Non è stata accolta né la proposta di un ritorno al regime di diritto pubblico, né quella, più prudente, di un contratto autonomo dedicato. Si continua così a ignorare una delle principali cause di disallineamento e di insoddisfazione del comparto. Non possiamo che prendere atto che, in tale contesto, è prevalsa quella linea da sempre orientata a considerare giuridicamente la polizia locale come semplice polizia amministrativa e a ricondurla stabilmente nell’alveo del contratto delle Funzioni Locali, mantenendola di fatto ancorata all’organizzazione degli enti locali e non pienamente valorizzata secondo un modello equiparabile alle forze di polizia statali. Ne deriva che è stato, nei fatti, ostacolato un processo di riforma realmente dignitoso, organico e innovativo per la polizia locale.
Non meno rilevante è l’assenza di interventi sul reclutamento. La mancata introduzione di criteri minimi nazionali lascia inalterata una situazione di forte disomogeneità tra territori, con inevitabili ricadute sulla qualità del servizio e sull’efficacia dell’azione di sicurezza. In un contesto in cui agli operatori vengono richieste competenze sempre più complesse, questa scelta appare difficilmente comprensibile.
Anche sul piano operativo, il testo non compie passi avanti significativi. Il tema dell’accesso alle banche dati del Ministero dell’interno resta affrontato in modo parziale e non risolutivo, lasciando irrisolta quella asimmetria informativa che da anni penalizza l’azione della polizia locale rispetto alle altre forze di polizia. Allo stesso modo, non viene introdotto alcun principio di equiparazione in materia previdenziale, assicurativa, nonostante il livello di esposizione al rischio sia ormai del tutto comparabile a quello delle forze statali si pensi anche all’inserimento nei c.d. “lavori usuranti” ad oggi negato alla polizia locale, pur pretendendo da Lei piena partecipazione ai rischi che mettono in pericolo la Sua incolumità.
Ulteriore elemento di forte criticità riguarda la soppressione, intervenuta nel corso dei lavori della commissione e per effetto di un emendamento peggiorativo, del principio di esclusività dell’incarico di Comandante della Polizia Locale. Tale scelta appare estremamente grave e difficilmente condivisibile, poiché apre la strada alla possibilità che il ruolo di Comandante possa essere ricoperto in condizioni di promiscuità funzionale, con l’attribuzione di ulteriori incarichi o mansioni potenzialmente idonee a generare conflitti di interesse, anche solo potenziali.
Una simile impostazione rischia di snaturare la figura del Comandante, che deve invece essere garantita nella sua piena autonomia funzionale, organizzativa e operativa, quale presidio di legalità e di imparzialità dell’azione amministrativa in materia di sicurezza locale.
L’eliminazione del vincolo di esclusività apre inoltre a interpretazioni che potrebbero consentire nomine non adeguatamente ancorate a criteri di professionalità e continuità operativa, con il rischio di trasformare un ruolo tecnico e altamente specialistico in un incarico potenzialmente soggetto a logiche discrezionali e di mera fiduciarietà politica.
A ciò si aggiunge una conseguenza ancora più ampia e sistemica, che non può essere sottovalutata: la mancata previsione del vincolo di esclusività non incide soltanto sulla figura del Comandante, ma produce effetti a cascata sull’intera organizzazione del servizio di polizia locale. Infatti, in assenza di un presidio ordinamentale chiaro e coerente, si determina il rischio concreto che il personale della polizia locale venga progressivamente utilizzato in modo promiscuo all’interno dell’ente, fino a essere chiamato a svolgere mansioni eterogenee e non proprie del profilo professionale, incluse attività tipiche del personale amministrativo e, nei casi più estremi, anche mansioni meramente esecutive e manuali proprie di operatori generici, quali operai, facchini, autisti o uscieri.
Una simile deriva organizzativa risulta del tutto incompatibile con la natura delle funzioni della polizia locale e comporterebbe una evidente dispersione delle professionalità, con un grave pregiudizio per l’efficacia dei servizi di sicurezza sul territorio.
Per ANVU tale impostazione è inaccettabile, in quanto incide direttamente sui principi cardine dell’organizzazione della polizia locale e sul principio di legalità costituzionalmente garantito, oltre a compromettere la necessaria terzietà e autonomia che devono caratterizzare la funzione di Comando e l’attività delle Polizie Locali.
Sul versante delle risorse, poi, il quadro è ancora più deludente. Le misure previste risultano frammentarie e in larga parte legate a strumenti temporanei, come le assunzioni stagionali o l’utilizzo di entrate specifiche disponibili solo per alcuni enti. Ne deriva un sistema che amplia compiti e responsabilità senza garantire un corrispondente rafforzamento strutturale degli organici e dei mezzi.
Ma è nella clausola finale di invarianza finanziaria che si coglie il vero significato del provvedimento. In assenza di risorse aggiuntive, ogni ipotesi di riforma è destinata a rimanere sulla carta. Si chiede alla polizia locale di fare di più, meglio e con maggiori responsabilità, senza alcun riconoscimento e senza investire concretamente sul comparto.
Caro Ministro, al di là delle sue parole e alla luce di tutto questo, ANVU non può che esprimere una totale insoddisfazione. Il provvedimento non raccoglie le istanze della categoria, da ANVU e da più parti avanzate, non affronta i problemi reali e non offre soluzioni credibili. Più che una riforma, appare come un intervento formale, incapace di incidere realmente sul sistema della sicurezza urbana. Il rischio è che si tratti, ancora una volta, di uno specchietto per le allodole, destinato a non produrre alcun cambiamento concreto per gli operatori e per le comunità che essi sono chiamati a servire.
Anvu resta attenta agli sviluppi che ne deriveranno, pronta ad intervenire per l’ennesima volta a difesa della Polizia Locale, ancora una volta con proposte emendative in grado di colmare le gravissime lacune ai loro danni e sarà al fianco di coloro che ne pretendono pari dignità. Basta con le parole che non corrispondono e non affrontano le reali esigenze della Polizia Locale Italiana, da sempre e volutamente discriminata.
Presidente Nazionale ANVU Silvana PACI




