Circolare del Presidente Nazionale ANVU
Gli ordini del giorno accolti dal Governo sul DDL n. 1903 non possono essere presentati come una conquista della Polizia Locale. Non lo sono.
Sono formule di indirizzo politico, prive di efficacia normativa diretta, che non modificano una sola disposizione, non stanziano un euro, non assumono un agente, non riconoscono un diritto, non garantiscono una tutela. In queste condizioni.possono essere ignorati nei decreti attuativi, rinviati sine die o trasformati in enunciazioni di principio prive di qualunque conseguenza concreta.
ANVU non accetta che si continui a chiamare “riforma storica” un disegno che, nella sua impostazione, rischia di peggiorare la condizione della categoria. Si chiedono alla Polizia Locale più disponibilità, più presenza nelle strade, più compiti nei servizi coordinati di controllo del territorio, maggiore integrazione con le Forze di polizia dello Stato, accesso alle banche dati, esposizione al rischio e operatività crescente. Ma non si riconoscono, con pari nettezza, organici adeguati, retribuzioni coerenti, tutele assicurative e previdenziali, carriera, formazione obbligatoria finanziata, strumenti operativi, tutela legale effettiva e un autentico riconoscimento della specificità professionale.
Il rischio è evidente: trasformare la Polizia Locale in una manovalanza a basso costo delle Forze di polizia statali, utilizzabile ogni volta che serve personale sulle strade, nelle piazze, negli eventi e nei servizi di ordine e sicurezza pubblica, ma senza i medesimi diritti, le medesime garanzie, le medesime tutele e il medesimo ordinamento.
Non basta evocare la sicurezza urbana per scaricare sui Comuni e sui loro Corpi funzioni sempre più gravose. La sicurezza urbana non è un contenitore indistinto nel quale collocare ogni esigenza dello Stato senza finanziare gli enti locali e senza riconoscere agli operatori condizioni di lavoro proporzionate ai compiti richiesti.
Particolarmente grave è che, mentre si prospettano dipendenze operative dall’Autorità di pubblica sicurezza nei servizi coordinati, non si introduca una disciplina realmente forte e vincolante sullo status, sulla tutela del rischio, sull’assistenza in caso di aggressione o procedimento giudiziario, sulla previdenza, sulle dotazioni e sul trattamento economico. Si pretende disponibilità piena; si offrono impegni generici e rinviati.
ANVU chiede una riforma vera: non un provvedimento costruito per ottenere altra presenza operativa a costo ridotto, ma una legge capace di riconoscere alla Polizia Locale ciò che da decenni le viene negato. Senza risorse certe, organici minimi vincolanti, carriera autonoma, formazione qualificata, tutele equiparate al rischio affrontato e piena dignità istituzionale, il DDL n. 1903 resterà una riforma di facciata, sbilanciata e peggiorativa.
La Polizia Locale non chiede privilegi. Chiede di non essere chiamata a fare sempre di più con sempre meno, senza diritti e senza rispetto.
Il Presidente Nazionale ANVU
Silvana Paci