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ANVU E TASER:  Intervento ANVU Associazione Professionale della Polizia Locale d’Italia 

a cura di: redazione
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Preoccupano non poco le decisioni di recente assunte dal Comune di Pavia in merito alla volontà di privare le donne e gli uomini della sua Polizia Locale di un importantissimo e non letale strumento di difesa personale qual è il Taser. 

Ma nell’anno 2024 preoccupano ancor più le motivazioni fortemente retrive addotte a sostegno di quella esecrabile scelta; motivazioni proprie di una ideologia professionale, che appare ormai totalmente scollegata dall’attuale e pericolosissima realtà sociale in cui sono costretti a vivere e ad agire gli operatori di polizia di qualsivoglia amministrazione, statale o locale che sia… basta leggere le cronache. 

Poi è davvero triste, per un verso, leggere come taluni si ergano a paladini dei lavoratori e della loro sicurezza sui luoghi di lavoro, marchiando ogni infortunio come un crimine contro l’umanità e reclamando sempre maggiori misure di tutela nonché condanne esemplari per i datori di lavoro omissivi e poi, per altro verso, vedere gli stessi identici soggetti approvare senza alcuna riserva le decisioni del “padrone” immedesimato da una pubblica amministrazione locale, politicamente vicina o meno, che riduca o azzeri le misure di sicurezza quando il luogo di lavoro è un teatro operativo di polizia disseminato di mille più pericoli, abbandonando di fatto a sé stessi quei lavoratori, che forse per loro non hanno gli stessi diritti degli altri lavoratori. 

SI PARLA SEMPRE E DA TANTO TEMPO DI SICUREZZA, SI FANNO CAMPAGNE PROMOZIONALI E PUBBLICITARIE, SI ISSANO BANDIERE A DIFESA DELLA STESSA, POI DI FATTO LA SICUREZZA VIENE A MENO MA SI CONTINUA SU QUELLA STRADA CHE METTE SEMPRE PIU’ A RISCHIO LE NOSTRE COMUNITA’ ben sapendo che la sicurezza urbana è il punto centrale della sicurezza generale del nostro amato Paese. 

L’integrità psico-fisica della persona in generale è un diritto assoluto poiché attiene a un bene della vita inalienabile proprio ed esclusivo della stessa persona. 

L’integrità psico-fisica di ciascun lavoratore e tanto più quella dell’agente di polizia, qualunque divisa indossi, che sacrifica sé stesso per tutelare gli altri, non è quindi un bene di proprietà privata in possesso di politici o altri, ragione per cui non dovrebbe essere posta nella loro capricciosa disponibilità o ai loro umori neanche temporaneamente. 

Ove esista un mezzo per tutelare la salute e la vita di un dipendente, quel mezzo deve essergli fornito sempre e comunque, senza se e senza ma, esattamente come anche la legge fa obbligo, secondo la particolarità della professione, l’esperienza e la tecnica attraverso ogni misura necessaria a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro (art. 2087 cod. civ.). 

Fantastiche quindi le belle affermazioni di principio relative alla gestione filosofica e non violenta dei conflitti (parafrasando il grande Checco Zalone; “ma è del mestiere” … colui che afferma ciò?), perché noi non siamo addetti socio-sanitari che operano all’interno di una scuola o di un ospedale o di una fabbrica di divani, ove i rischi pur  essendoci sono ben diversi, bensì pubblici ufficiali regolatori di fenomeni sociali che hanno il loro tratto distintivo nella violenza posta in essere da soggetti pericolosi e spesso privi di scrupoli, da fermare in sicurezza prima che producano conseguenze letali contro qualcuno. 

Forse le cronache dei gravi fatti giornalieri non vengono seguite da tutti o non interessano? Gli interventi quotidiani delle polizie locali sui fenomeni di criminalità non solo urbana, non hanno lo stesso valore e la stessa importanza di quelli post in essere dai colleghi delle altre forze di Polizia? 

Dinanzi a taluni contesti di estrema violenza e di vero pericolo per la sicurezza collettiva, oltre che per l’integrità fisica delle persone in genere, ove l’arma d’ordinanza è troppo e le nude mani troppo poche, che fare di fronte al dovere giuridico di intervento penalmente sanzionato in caso di omissione? Forse qualcuno pensa che con la filosofia del dialogo in quei momenti si possa ripristinare l’ordine e la sicurezza? Magari lo fosse! Ne saremmo tutti più felici. 

Se la legge autorizza addirittura a fare uso delle armi da sparo quando costretti dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’Autorità (art. 53 cod. pen.), perché mai si dovrebbe guardare con tale e tanto livore a uno strumento così pratico, ma soprattutto non letale (le statistiche mondiali lo dimostrano) capace di raggiungere i medesimi scopi senza colpo ferire? Ma lo stesso strumento già in uso alle altre forze di polizia, con loro sortisce effetti e conseguenze diverse? Nelle città che lo hanno già adottato, dove l’amministrazione è stata lungimirante ed ha dimostrato di avere a cuore la sicurezza della sua città e dei suoi operatori di Polizia Locale cosa dovrebbero fare? A voi la risposta. 

Nell’odierno contesto pubblico l’aggressività nonché gli attacchi violenti e senza scrupoli contro i tutori dell’ordine (tra i quali si annoverano anche le polizie locali), gli episodi appaiono sempre più frequenti e accentuati anche in occasione di eventi dal ridottissimo spessore operativo che un tempo non avrebbero destata la benché minima preoccupazione, la difesa personale a mezzo di Taser assurge a moderna e funzionale misura di prevenzione e di immediato ed efficace ripristino dell’ordine. 

Funziona così in tutto il mondo, dal violentissimo Brasile al tranquillissimo Liechtenstein, poiché recenti statistiche vanno comunque dimostrando che il Taser è capace di determinare una risoluzione ordinata del conflitto in una altissima percentuale di interventi connotati da vera brutalità, nonché una riduzione del 76 per cento delle possibilità che un agente resti ferito. 

E francamente noi di ANVU riteniamo in ultima analisi, che tra un delinquente violento e pericoloso, e un agente di polizia la “precedenza” debba essere data a quest’ultimo, con la conseguenza che se proprio qualcuno debba restare ferito questo qualcuno non sia l’onesto tutore dell’ordine, bensì il malfattore il quale abbia consapevolmente scelto di percorrere una determinata strada di illegalità, oppure vogliamo lasciare aperta la strada alla insicurezza ed alla criminalità? A voi a risposta che desidereremmo conoscere con un riscontro alla presente, ritenendo cosa assodata che sappiate chi è la polizia locale e quali compiti le spettano per legge. 

La filosofia lasciamola ai filosofi per favore. 


Il Presidente Nazionale ANVU Silvana Paci

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