I CONTROLLI SUI CIRCOLI PRIVATI (*)

(Appunti di un percorso)

 

di Enzo Maria Tripodi (**)

 

 

 

 

SOMMARIO: 1. Premessa – 2. La “questione” dei circoli privati – 3. Il D.P.R. n. 235/2001: generalità – 4. Le novità del D.P.R. n. 235/2001 – 5. I circoli ed il regime di attivazione della somministrazione al pubblico – 6. Le sanzioni – 7. Le attività di controllo – 8. Conclusioni – Appendice 1: il D.P.R. n. 235/2001 – Appendice 2: Alcune recenti decisioni della giurisprudenza.

 

 

 

 

1.  Premessa

 

Ringrazio con vero piacere l’invito a partecipare a questo incontro dell’Associazione nazionale della polizia municipale – ormai tradizionale – a Sulmona. E di questo ringrazio, in particolare, il Vice presidente nazionale, Michele Sabatini.

L’argomento di questa mia relazione concerne il D.P.R. n. 235 del 2001 che, a distanza di dieci anni dalla legge 287/1991, risolve – almeno per il momento – lo spinoso tema dei circoli privati. Dico «almeno per il momento» in virtù della modifica all’art. 117 della costituzione ad opera della legge cost. n. 3/2001 che potrebbe comportare una revisione completa della materia ad opera del legislatore regionale.

L’intervallo dei dieci anni intercorsi tra il 1991 ed il 2001 segnano i miei primi anni di attività professionale, laddove ho scoperto quanto fosse diversa e complicata la disciplina del commercio una volta che si cerchi di affrontarla sul versante applicativo e non solo sulle belle (un po’ meno in questi ultimi tempi) Tavole della legge. Ricordo e vi ricordo le complesse diatribe di alcuni argomenti che estraggo a caso nella memoria: pensate alla vendita dei prodotti della panificazione, a quelli funerari, alla vendita al dettaglio degli agricoltori, alle questioni concernenti gli agriturismi (appresso a polli cotti e dintorni) …. e potrei continuare, ma interrompo subito questo Amarcord aggiungendo, last but not least il tema odierno dei circoli privati.

 

2. La “questione” dei circoli privati

 

A partire dalla legge n. 287/1991 chi credeva che la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, finalmente scissa in (buona) parte dalle spiccate esigenze di matrice pubblicistica della precedente disciplina, avesse trovato un approdo legislativo certo ha dovuto subito ricredersi. Che fine ha fatto il decreto di attuazione?  Trascorsi i sei mesi ottimisticamente previsti si sono perse le sue tracce ed è cominciata la trafila degli interpreti (in comoda posizione) e degli organi di vigilanza tenuti ad applicarla (in scomodissima posizione).

Il regolamento è rimasto a lungo incagliato nelle “secche” ministeriali proprio sulla assai dibattuta faccenda dei circoli privati, in particolare sull’obbligo o meno di iscrizione al REC del suo titolare (o rappresentante legale).

Nel frattempo, date le restrizioni amministrative all’apertura di esercizi di somministrazione, i circoli hanno imperversato sventolando il vessillo della libertà di associazione sancita dall’art. 18 della costituzione.

Non sono mancate le rimostranze dei bar/pub/birrerie di fronte ad un sostanziale scaricabarile tra questure e comuni incerti sul da farsi data l’ambiguità della disciplina. A tutto questo si è aggiunto, per un verso il potere delle lobby associative (non faccio nomi perché non serve), ferme nel respingere ogni tentativo “serio” di regolamentazione (del resto, il regolamento della legge 287 prevedeva il concerto tra Ministero dell’Industria, della Sanità e dell’Interno, rendendo lo stop and go la regola); dall’altro ci si è messa anche la magistratura che, nelle poche e sofferte decisioni, ha cominciato ad oscillare pericolosamente in posizioni contraddittorie.

A sorpresa, il legislatore “semplificatore” (vedremo poi se è vero), con la legge n. 50/99 (legge di semplificazione 1998) ha demandato il governo a provvedere alla faccenda. Per un colpo di fortuna si è anticipata l’inversione in senso federalista della Costituzione, anche se non mancano le perplessità sulla durata di questa disciplina.

 

3. Il D.P.R. n. 235/2001: generalità

 

Dal 5 luglio è in vigore il D.P.R. 4 aprile 2001, n. 235 che reca, nella titolazione, «Regolamento recante semplificazioni del procedimento per il rilascio dell’autorizzazione alla somministrazione di alimenti e bevande da parte di circoli privati».

Già dalla titolazione del decreto non mancano i commenti. Non si capisce quale sia infatti la semplificazione, semmai – finalmente – si è messo un po’ d’ordine, ossia si è stabilito qual’è il procedimento (che sono diventati almeno due solo dopo il Decreto e non prima). Che poi si riprendano i meccanismi delle semplificazioni di Cassese non è un male (valga, per tutti, il D.P.R. n. 407/1994 che, com’è noto, ha stabilito, per il rilascio della autorizzazioni per la somministrazione, l’applicazione dell’istituto del silenzio assenso in 60 giorni).

Restando ancora al titolo si parla di «circoli privati» (v. art. 1, comma 1, del D.P.R. 235/2001) ma non è data alcuna definizione mentre si indica che per «legge» e che per «testo unico delle imposte sui redditi» s’intendono, rispettivamente, la legge n. 287/1991 e il D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917.

L’espressione «circoli privati», a parte la titolazione del Decreto e l’art. 1, comma 1, non è mai impiegata. Anzi leggendo l’art. 2, comma 1, del decreto ecco che appaiono le associazioni e i circoli.

Al riguardo abbiamo i circoli cooperativi creati dalle cooperative e dai consorzi (per es. di acquisto e di consumo), poi abbiamo i circoli facenti parte delle associazioni (o, meglio, enti collettivi) a carattere nazionale aventi finalità assistenziali riconosciuti dal Ministero dell’interno (ACLI, ENDAS, Dopolavoro ferroviario, dopolavoro postetelegrafonici, FENALC, etc. Infine i circoli privati, cioè quelli che, sulla base dell’art. 18 cost. (e del codice civile), possono essere costituiti per qualsivoglia scopo ideale.

Anche la legge n. 287/1991 omette di definire i circoli privati, limitandosi a stabilire che non si applica il contingentamento (ossia i limiti numerici, altro capitolo lasciato “in sospeso”) per le autorizzazioni relative alla somministrazione «nelle mense aziendali e negli spacci annessi ai circoli cooperativi e [ai circoli] degli enti a carattere nazionale le cui finalità sono riconosciute dal Ministero dell’interno» (art. 3, comma 6, lett. e)).

 

4. Le novità del D.P.R. n. 235/2001

 

Per venire al testo del Decreto, tre sono le novità che la dottrina ha immediatamente segnalato (A. Selmin, Circoli privati e somministrazione: fine di un’attesa decennale, in Commercio e servizi, 2001, n. 3, p. 609 ss.):

a) anzitutto, il decreto integra, per i circoli privati, la disciplina dettata dalla legge n. 287/1991 che quindi laddove fa riferimento ai circoli privati si deve intendere “completata” dalle disposizioni del Decreto, con il loro carattere di specialità;

b) cessa di esistere il regime della “doppia autorizzazione”, quella ex lege n. 287/1991 e quella derivante dall’art. 86 del Tulps. In tre provvedimenti ravvicinati – il D.P.R. 235/2001, la legge n. 135/2001 (legge quadro sul turismo) e il D.Lgs. n. 311/2001 di modifica del TULPS (e dell’art. 152 del regolamento di attuazione) –si stabilisce che l’autorizzazione comunale è rilasciata anche ai sensi dell’art. 86 tulps. In realtà, la duplicità degli interessi sottesi alle due discipline (quella della legge n. 287/1991 e quella del Tulps) non pare affatto che sia venuta meno: è stato – dunque – solo eliminato un passaggio burocratico consistente nella formale richiesta della licenza di p.s.;

c) la disciplina dei circoli privati è ora letta in parallelo con la regolamentazione fiscale, con riferimento al testo unico delle imposte sui redditi (DPR. 917/1986). Quest’ultimo elemento è particolarmente significativo poiché:

- trattandosi di soggetti no-profit, l’assenza di finalità di lucro non può che essere risolta a livello di imposizione fiscale;

- le sanzioni fiscali – e l’apparato repressivo-dissuasivo della Guardia di finanza - sono più efficaci di quanto non siano le sanzioni amministrative comunali, soprattutto perché molti esercenti rifiutano l’esibizione delle scritture contabili alla polizia municipale.

 

5. I circoli ed il regime di attivazione della somministrazione al pubblico

 

5.1 - I circoli aderenti

 

Il Decreto distingue i circoli privati a seconda che aderiscano o meno alle organizzazioni nazionali con finalità assistenziali. Esiste però una sottile distinzione tra l’oggetto sociale delle organizzazioni nazionali (come detto “finalità assistenziali”) ed i circoli aderenti che potrebbero avere altre finalità. Infatti la legge n. 287/1991 non ne parla, mentre l’art. 86 Tulps fa riferimento, quanto all’oggetto associativo, a circoli privati «di qualunque specie».

A dirimere  la questione si incarica l’art. 2, comma 1 del D.P.R. 235/2001 che rinvia all’art. 111, comma 3 del testo unico sulle imposte sui redditi, ai sensi del quale si intendono comprese:

-                  le associazioni politiche;

-                  le associazioni sindacali;

-                  le associazioni di categoria;

-                  le associazioni religiose;

-                  le associazioni assistenziali;

-                  le associazioni culturali;

-                  le associazioni sportive dilettantistiche;

-                  le associazioni di promozione sociale;

-                  le associazioni di formazione extrascolastica della persona.

Le finalità ideali devono risultate dall’atto costitutivo e dallo statuto, facendo bene attenzione a non confondere i due atti, come sarà detto più avanti.

La somministrazione deve avvenire a favore dei rispettivi associati nei locali dove si svolge l’attività associativa. Per associati si intende anche quelli aderenti a circoli facenti capo alla stessa organizzazione nazionale.

 

5.2 Modalità di attivazione del circolo aderente

 

L’attivazione del circolo aderente al fine dell’esercizio della somministrazione avviene con una denuncia al comune nei cui territorio è la sede di attività – ai sensi dell’art. 19 della legge 241/90 (denuncia di inizio di attività) – nella quale il legale rappresentante (che riveste solitamente il ruolo di Presidente del circolo) deve dichiarare:

a)               l’ente nazionale cui il circolo aderisce;

b)              il tipo di attività di somministrazione;

c)              l’ubicazione e la superficie dei locali adibiti alla somministrazione;

d)              che l’associazione non esercita attività lucrativa ai sensi dell’art. 111 commi 3, 4-bis e 4-quinquies del testo unico sulle imposte sui redditi;

e)              che il locale è conforme alle norme edilizie, igienico-sanitarie e ai criteri di sicurezza (sulla sorvegliabilità dei locali) e, in particolare di essere in possesso delle prescritte autorizzazioni in materia.

La denuncia possibile anche su supporto informatico e deve contenere in allegato copia in carta semplice dell’atto costitutivo o dello statuto.

Se il circolo non è gestito direttamente dai soci ovvero non rispetta le previsioni del testo unico sui redditi, il legale rappresentante o un suo delegato deve essere iscritto al REC. In questa situazione il circolo non beneficia più del meccanismo semplificato della denuncia di inizio di attività ma soggiace alla procedura del rilascio dell’autorizzazione amministrativa (senza però il rispetto dei parametri numerici, come indicato espressamente dalla legge n. 287/1991).

Il legale rappresentante è obbligato a comunicare al comune immediatamente le variazioni intervenute nella denuncia in particolare circa l’adesione all’associazione nazionale ed al fine di lucro.

Il Decreto ricorda che «Resta ferma la possibilità per il comune di effettuare controlli ed ispezioni». Non si vede come questa affermazione possa costituire una novità (come potrebbe fare gli accertamenti altrimenti?). L’unica spiegazione plausibile di questo richiamo è quella di “ricordare” che il gestore del circolo (Presidente o meno) non può opporsi alla richiesta di entrata nei locali del circolo da parte degli agenti di polizia municipale, dichiarando che il locale è un luogo “privato”.

Quanto detto circa il contenuto della denuncia desta qualche perplessità.

Anzitutto, si chiede di indicare «il tipo di attività di somministrazione». Non è chiaro se con riferimento alle tipologie previste dall’art. 5 della legge n. 287/1991, ovvero con riferimento alle attività che concretamente si svolgono nel circolo.

L’art. 2, comma 2, lett. e) del decreto prevede l’indicazione del possesso dell’idoneità igienico-sanitaria mentre il comma 1 stabilisce che debba pensarci il comune. Quid iuris? È preferibile ritenere che sia il circolo debba avere l’autorizzazione di idoneità sanitaria prima della presentazione della denuncia, posto che il decreto stabilisce che il locale deve «in particolare, essere in possesso delle prescritte autorizzazioni in materia» (art. 2, comma 2, lett. e)).

Si è detto che alla denuncia deve essere allagata copia, in carta semplice, dell’atto costitutivo o dello statuto. L’indicazione è erronea poiché i due termini – separati da una disgiunzione – vengono considerati come sinonimi. L’atto costitutivo è il negozio formale mediante il quale le parti stabiliscono il “patto associativo”, cioè la finalità ideale che intendono perseguire. Lo statuto consiste, invece, nella parte normativa dell’atto costitutivo, ossia l’insieme delle regole che governano la vita del circolo. Atto costitutivo è statuto possono peraltro essere contenuti in un unico documento ma ciò non vale a confondere la natura dei due diversi atti.

Quanto alla forma dell’atto costitutivo, occorre distinguere tra associazioni riconosciute o no. Nel primo caso, la forma è quella dell’atto pubblico mentre, nel secondo caso, l’ordinamento interno e l’amministrazione sono regolati dagli accordi degli associati, cioè senza che l’atto costitutivo e lo statuto debbano rivestire una particolare forma.

 

5.3 I circoli non aderenti (cd. circoli “liberi”)

 

I circoli non aderenti di cui all’art. 111, comma 3 devono presentare domanda di autorizzazione al comune ai sensi dell’art. 3 della legge n. 287/1991.

Le indicazioni da fornire sono:

a)               il tipo di somministrazione;

b)              l’ubicazione e la superficie del locale adibito alla somministrazione;

c)              che l’associazione non ha fine lucrativo ai sensi dell’art. 111 e 111 bis del testo unico sui redditi;

d)              che il locale è conforme alle norme edilizie, igienico-sanitarie e ai criteri di sicurezza (sulla sorvegliabilità dei locali) e, in particolare di essere in possesso delle prescritte autorizzazioni in materia  

La denuncia possibile anche su supporto informatico e deve contenere in allegato copia in carta semplice dell’atto costitutivo o dello statuto (vedi – sul punto – quanto già detto).

Se l’attività è affidata a terzi questi deve essere iscritto al REC.

Il comune verificato lo statuto provvede al rilascio dell’autorizzazione che soggiace al rispetto dei parametri numerici. A questo punto sorge un problema: a quale superficie si fa riferimento? La risposta è scontata: quella destinata all’attività di somministrazione.

Tuttavia sorge un altro interrogativo: come si fa a sapere qual è incidenza, rispetto ai parametri numerici della somministrazione effettuata nei confronti dei soli soci?

Com’è noto, la legge n. 25/1996 (non richiamata dal D.P.R. n. 235/2001) – in attesa del regolamento attuativo! – ha demandato ai sindaci il potere di fissare i parametri numerici. È legittimo stabilire parametri ad hoc per i circoli privati rispetto agli altri pubblici esercizi? A nostro avviso la risposta deve essere negativa.

La domanda di autorizzazione – presentata ai sensi dell’art. 20 della legge 241/1990 (ma il D.P.R. n. 235/2001 non lo dice!) – soggiace al meccanismo del silenzio assenso nel termine di 45 giorni.

Anche per i circoli liberi «Resta ferma la possibilità per il comune di effettuare controlli ed ispezioni».

 

6. Le sanzioni

 

La violazione degli obblighi di cui agli art. 2 e 3 è sanzionata, ai termini dell’art. 10 della legge 287/1991, con il pagamento di una somma da 516,46 a 3098,74 euro (da 1 a 6 milioni di lire) ovvero 1032,91 euro (2 milioni di lire) nel caso di pagamento in misura ridotta.

Le sanzioni si applicheranno per le seguenti fattispecie:

a) per i circoli aderenti

-                  attività avviata senza denuncia (art. 2, comma 1)

-                  attività proseguita senza comunicazione delle variazioni (art.2 comma 6)

-                  attività proseguita venute meno le condizioni dell’art. 2 comma 2

-                  mancanza di iscrizione al REC quando prevista (art. 2, comma 5)

-                  presenza di un terzo gestore non iscritto al REC (art. 2, comma 4)

 

b) per i circoli liberi

-                  attività avviata senza autorizzazione (art. 3, comma 1)

-                  attività proseguita senza comunicazione delle variazioni (art.3 comma 8)

-                  attività su superficie maggiore di quella indicata nella autorizzazione;

-                  mancanza di iscrizione al REC quando prevista (art. 3, comma 7)

-                  presenza di un terzo gestore non iscritto al REC (art. 3, comma 4)

 

Il comune deve ordinare la cessazione dell’attività di somministrazione in mancanza dei requisiti necessari. La sanzione è la chiusura dell’attività senza autorizzazione (o denuncia) trattandosi di attività abusiva, ovvero la sospensione per un periodo massimo di 3 mesi qualora l’attività sia iniziata legittimamente (art. 17-ter tulps)

 

L’art. 4 del Decreto parla di applicazione delle sanzioni salvo quanto previsto da specifiche norme il che ci richiama alla mente altre possibilità di controlli e di sanzioni. Vediamo quali sono indicando – senza pretesa di completezza – le attività di controllo che possono essere effettuate sui circoli privati.

 

7. Le attività di controllo

 

7.1 Attività propedeutiche ai controlli

 

a)        acquisire copia dell’autorizzazione o della denuncia di inizio;

b)        acquisire copia dell’autorizzazione sanitaria e la planimetria dalla quale risulti l’area destinata alla somministrazione;

c)        verificare se il circolo è ancora iscritto all’associazione nazionale qualora si tratti di circolo aderente;

d)        verificare se ci sono autorizzazioni per giochi ex art. 86 tulps;

e)        acquisire copie dei provvedimenti del sindaco sull’agibilità dei locali ex art. 80 tulps per le attività di spettacolo compresi i verbali della Commissione provinciale vigilanza sui locali adibiti a pubblico spettacolo

 

7.2 Controlli presso il circolo

 

Effettuate le attività propedeutiche, i controlli presso i circoli potranno riguardare i seguenti aspetti, rispetto ai quali è indicata la sanzione amministrativa prevista per il pagamento in misura ridotta.

 

a) Identificare il gestore se è il presidente (legale rappresentante) od altri, poiché può accadere che l’autorizzazione o la denuncia di inizio di attività sia intestata a soggetto diverso da quello che gestisce l’attività di somministrazione. Sanzione: ex artt. 2 o 3 del D.P.R. n. 235/2001.

 

b) Richiedere copia dell’atto costitutivo e dello statuto (si possono reperire anche all’ufficio commercio del comune).

 

c) Richiedere l’elenco dei soci per vedere se sono almeno 100 e che i presenti siano tutti regolarmente iscritti (ossia in regola con il pagamento dell’iscrizione annuale). Non esiste una sanzione nel caso di mancata ottemperanza alla richiesta dell’elenco soci aggiornato 

 

d) Verificare la presenza della denuncia di inizio o dell’autorizzazione che deve essere esposta.

Sanzione: 600.000 (art. 180 reg esecuzione Tulps). In caso di gravità o di recidiva sospensione dell’attività fino a tre mesi

 

e) Presenza dell’iscrizione al REC e della titolarità dell’autorizzazione rispetto al gestore

Sanzione: 2.000.000 ex art. 4 D.P.R. n. 235/2001, con riferimento agli artt. 2 e 3.

 

f) Verificare la destinazione d’uso dei locali che deve essere commerciale, ai sensi di quanto indicato, ex art. 3, comma 7, della legge n. 287/1991, dalla Circolare del Ministero attività produttive 6 maggio 1999, n. 530208.

 

g) Verificare se i presenti cui è destinata la somministrazione sono associati.

Sanzione: 2.000.000 (art. 4 DPR 235/2001)

Occorre fare attenzione ai rapporti tra la somministrazione e vendita di bevande alcooliche rispetto a quella di alimenti e bevande destinata ai soli associati.

Nella denuncia o nell’autorizzazione ex art. 2 e 3 del DPR 235/2001 è compresa l’autorizzazione ex art. 86 relativa alla vendita al minuto ovvero al consumo di bevande alcooliche. La risultante che la somministrazione di alimenti e bevande deve essere svolta solo a vantaggio degli associati mentre la vendita o somministrazione di bevande alcooliche è consentita nei confronti di chiunque accede legittimamente al circolo.

Si ricorda inoltre che, ai sensi del Tulps: è vietato:

- somministrare bevande alcooliche a minori di 16 anni o ad infermi di mente o persone manifestamente ubriache;

- adibire un minore alla somministrazione di bevande alcooliche senza la presenza di un adulto.

 

h) Verificare la presenza dell’autorizzazione sanitaria per i locali e l’eventuale cucina

La mancanza determina l’applicazione della sanzione nella misura ridotta di 66.665 lire ex art. 231 del testo unico leggi sanitarie e la chiusura dei locali

La mancanza di autorizzazione sanitaria per la cucina (se c’è) comporta la chiusura del locale e la sanzione amministrativa di 500.000 (in misura ridotta) con segnalazione al sindaco (rectius: dirigente competente) per la chiusura dell’attività abusiva.

 

i) Verificare se gli addetti alla manipolazione dei cibi abbiano la tessera sanitaria valida.

Il personale addetto alla produzione dei cibi deve essere munito del libretto di idoneità sanitaria. Il personale deve rispettare le prescrizioni relative al vestiario etc.

Sanzioni: per gli operatori senza libretto sanitario 20.000; 50.000 per il datore di lavoro a cui si aggiunge la sospensione dell’attività fino a 10 giorni. Se il presidente non conserva presso la sede i libretti dei dipendenti/soci è sanzionato con 500.000 lire ma non con la chiusura dell’attività.

 

l) Controllare se i prezzi sono pubblicizzati intendendosi con tale pubblicità l’elencazione di tutte le pietanze e bevande destinate alla somministrazione, con l’indicazione dei relativi prezzi (al banco e al tavolo) comprensivi di IVA.

Sanzione: 600.000 (art. 180 reg esecuzione tulps). In caso di gravità o di recidiva sospensione dell’attività fino a tre mesi

 

m) Verificare il rispetto delle regole sulla sorvegliabilità dei locali

In particolare, a partire dal 28 febbraio 1993, i circoli non devono avere accesso diretto da strade, piazze o da altri luoghi pubblici. All’esterno non possono essere messi cartelli, manifesti e altro che pubblicizzano l’attività di somministrazione all’interno del locale, etc.

Il presidente del circolo è sanzionato con 2.000.000 (ex art. 4 D.P.R. n. 235/2001 come richiamato dall’art. 10 della legge n. 287/1991). Qualora venga meno la rispondenza dei locali ai criteri di sorvegliabilità l’autorizzazione alla somministrazione è revocata (art. 4 legge n. 287/1991).

 

n) Verificare gli alimenti se sono in regola con le prescrizioni relative alla conservazione

In caso di inottemperanza scatta l’informativa di reato di cui all’art. 5 della legge 283/62 alla Procura della Repubblica e il sequestro probatorio della merce, con il relativo verbale di sequestro.

 

o) Verificare la presenza di intrattenimenti danzanti e quindi la presenza delle autorizzazioni ex art. 68 e 80 Tulps, vale a dire l’autorizzazione del sindaco per dare spettacolo ed intrattenimento. Va poi verificata l’agibilità dei locali rispetto a tali spettacoli.

Si applicano, a seconda delle fattispecie, le sanzioni amministrative (art. 666 cod. pen. e conseguente sanzione amministrativa da 500.000 a 3 milioni) e penali (art. 681 cod. pen.).

Nei circoli sono consentiti gli spettacoli per i soli soci. Se sono destinati anche a non soci occorre l’autorizzazione dell’art. 69 Tulps; la dichiarazione di inizio attività SIAE; il certificato di agibilità previsto dall’art. 80 del Tulps sulla base di quanto indicato dalla Commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo; la certificazione antincendio se la capienza supera 100 posti (quest’ultima riguarda anche il caso di spettacoli destinati ai soli soci).

 

p) Verificare gli indici circa l’attività per verificare se si è trasformato in una attività a fine di lucro.

Indici sono: pagamento del biglietto e rilascio senza formalità della tessera di socio; pubblicità delle iniziative svolte nel locale; dimensione del locale ed evidente fine imprenditoriale, elevato numero di persone.

Si tratterà al riguardo di una attività abusiva: si applica l’art. 4 DPR 235/2001.

 

q) Verificare la presenza di giochi leciti

L’omessa esposizione della tabella dei giochi vietati comporta la denuncia per il reato dell’art. 110 Tulps, commi 1 e 6.

Il gioco d’azzardo è poi sanzionato penalmente ex art. 718 cod. pen.

Nel caso di giochi leciti non autorizzati la violazione amministrativa e di lire 2.000.000 (86 e 17-bis Tulps).

 

r) Verificare la presenza di apparecchi televisivi. L’attività è illecita solo quando l’ingresso è subordinato al pagamento di un biglietto per assistere a trasmissioni codificate (cd. pay for view). Violazione dell’art. 666 cod. pen. con sanzione da 500.000 a 3.000.000.

Per la presenza nel circolo di juke box, apparecchi televisivi ed audio è sufficiente una semplice comunicazione al comune, non essendo più richiesta la licenza di p.s. ex art. 69 Tulps.

 

s) Verificare la presenza di collegamenti ad Internet senza autorizzazione.

L’autorizzazione per la fornitura di servizi di telecomunicazione, quali Internet e telefax, deve essere richiesta, tramite apposita dichiarazione, al Ministero delle comunicazioni (ex delibera n. 467/2000 dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni). La durata della concessione è di 9 anni rinnovabile. Il servizio fax o Internet abusivo comporta il pagamento, in misura ridotta, della somma di 10 milioni.

 

t) Accertamenti tributari rispetto al rilascio dei documenti fiscali. Occorre la segnalazione al Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza provinciale per la probabile violazione delle norme tributarie ex art. 36 del D.P.R. n. 600/1973. Per i limiti all’azione della polizia municipale in materia tributaria si v. l’art. 30 della legge 7 gennaio 1929, n. 4.

 

u) Norme sul disturbo della quiete pubblica

Si applicheranno le sanzioni di cui all’art. 10 della legge n. 447/1995.

 

8. Conclusioni

 

L’elevato numero di controlli e di sanzioni che possono essere comminate a carico dei circoli privati a mio avviso deve essere occasione per compiere una attività di capillare informazione sul territorio rispetto ai soggetti che conducono (o intendono condurre) tale attività.

L’invito che rivolgo è dunque quello di evitare di trasformare la figura dell’agente di polizia municipale in una sorta di pubblico inquisitore ma di ricordare sempre che la vigilanza è un funzione di interesse e di benessere collettivo.


 

 

APPENDICE 1

 

D.P.R. 4 aprile 2001, n. 235 Regolamento recante semplificazione del procedimento per il rilascio dell'autorizzazione alla somministrazione di alimenti e bevande da parte di circoli privati (G.U. n. 141 del 26 giugno 2001).

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

Visto l'articolo 87, comma quinto, della Costituzione;

Visto l'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto l'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni;

Vista la legge 8 marzo 1999, n. 50, allegato 1, n. 40;

Visto il testo unico delle leggi di Pubblica Sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni;

Visto il testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni;

Visti gli articoli 19, 20 e 21 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni;

Vista la legge 25 agosto 1991, n. 287;

Visto il decreto del Ministro dell'interno 17 dicembre 1992, n. 564, così come modificato dal decreto 5 agosto 1994, n. 534;

Vista la legge 30 aprile 1962, n. 283, e successive modificazioni

ed integrazioni;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo 1980, n. 327;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 28 luglio 2000;

Sentita la Conferenza unificata ai sensi dell'articolo 9, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 20 novembre 2000;

Acquisito il parere delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 21 marzo 2001;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro per la funzione pubblica, di concerto con i Ministri per gli affari regionali, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e del commercio con l'estero, delle finanze, della sanità, dell'interno e del lavoro e della previdenza sociale;

 

E m a n a

 

il seguente regolamento:

 

Art. 1.

Oggetto e definizioni

 

1. Le disposizioni del presente regolamento si applicano al procedimento relativo alla somministrazione di alimenti e bevande da parte di circoli privati.

2. Ai fini del presente regolamento si intende per:

a) testo unico delle imposte sui redditi, il testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni;

b) legge, la legge 25 agosto 1991, n. 287.

 

Art. 2.

Associazioni e circoli aderenti ad enti o organizzazioni

nazionali aventi finalità assistenziali

 

1. Le associazioni e i circoli, di cui all'articolo 111, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, aderenti ad enti o organizzazioni nazionali le cui finalità assistenziali sono riconosciute dal Ministero dell'interno, che intendono svolgere direttamente attività di somministrazione di alimenti e bevande a favore dei rispettivi associati presso la sede ove sono svolte le attività istituzionali, presentano al Comune, nel cui territorio si esercita l'attività, che la comunica per conoscenza alla competente Azienda Sanitaria Locale (A.S.L.) per il parere necessario all'eventuale rilascio dell'autorizzazione di idoneità sanitaria, una denuncia di inizio attività ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. Detta denuncia può essere presentata anche su supporto informatico, laddove le Amministrazioni comunali abbiano adottato le necessarie misure organizzative.

2. Nella denuncia il legale rappresentante dichiara:

a) l'ente nazionale con finalità assistenziali al quale aderisce;

b) il tipo di attività di somministrazione;

c) l'ubicazione e la superficie dei locali adibiti alla somministrazione;

d) che l'associazione si trova nelle condizioni previste dall'articolo 111, commi 3, 4-bis e 4-quinquies, del testo unico delle imposte sui redditi;

e) che il locale, ove è esercitata la somministrazione, è conforme alle norme e prescrizioni in materia edilizia, igienico-sanitaria e ai criteri di sicurezza stabiliti dal Ministero dell'interno ai sensi dell'articolo 3, comma 1, della legge e, in particolare, di essere in possesso delle prescritte autorizzazioni in materia.

3. Alla denuncia è allegata copia semplice, non autenticata, dell'atto costitutivo o dello statuto.

4. Se l'attività di somministrazione è affidata in gestione a terzi, questi deve essere iscritto al registro degli esercenti il commercio di cui all'articolo 2 della legge.

5. Se il circolo o l'associazione non si conforma alle clausole previste dall'articolo 111, comma 4-quinquies, del testo unico delle imposte sui redditi, l'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande è subordinato all'iscrizione nel registro degli esercenti il commercio, di cui all'articolo 2, comma 1, della legge, del legale rappresentante del circolo o dell'associazione o di un suo delegato ed al rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 3 della medesima legge.

6. Il legale rappresentante dell'associazione o del circolo è obbligato a comunicare immediatamente al Comune le variazioni intervenute successivamente alla dichiarazione di cui al comma 2, in merito alla sussistenza dell'adesione agli enti di cui all'articolo 3, comma 6, lettera e), della legge, nonché alla sussistenza delle condizioni previste dall'articolo 111, comma 4-quinquies, del testo unico delle imposte sui redditi e dal presente articolo. Resta ferma la possibilità per il Comune di effettuare controlli ed ispezioni.

 

Art. 3.

Associazioni e circoli non aderenti ad enti

o organizzazioni nazionali con finalità assistenziali

 

1. Le associazioni e i circoli di cui all'articolo 111, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, non aderenti ad enti o organizzazioni nazionali le cui finalità assistenziali sono riconosciute dal Ministero dell'interno, che intendono svolgere direttamente attività di somministrazione di alimenti e bevande a favore dei rispettivi associati presso la sede ove sono svolte le attività istituzionali, presentano al Comune, nel cui territorio si esercita l'attività, domanda di autorizzazione ai sensi dell'articolo 3 della legge. Detta domanda può essere presentata anche su supporto informatico, laddove le Amministrazioni comunali abbiano adottato le necessarie misure organizzative.

2. Nella domanda, il legale rappresentante dichiara:

a) il tipo di attività di somministrazione;

b) l'ubicazione e la superficie del locale adibito alla somministrazione;

c) che l'associazione ha le caratteristiche di ente non commerciale, ai sensi degli articoli 111 e 111-bis del testo unico delle imposte sui redditi;

d) che il locale, ove è esercitata la somministrazione, è conforme alle norme e prescrizioni in materia edilizia, igienico-sanitaria e ai criteri di sicurezza stabiliti dal Ministero dell'interno, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, della legge e, in particolare, di essere in possesso delle prescritte autorizzazioni in materia.

3. Alla domanda è allegata copia semplice, non autenticata, dell'atto costitutivo o dello statuto. 

4. Se l'attività di somministrazione è affidata in gestione a terzi, questi deve essere iscritto al registro degli esercenti il commercio di cui all'articolo 2 della legge.

5. Il Comune, ai fini del rilascio dell'autorizzazione, verifica che lo statuto dell'associazione di cui al comma 1, preveda modalità volte a garantire l'effettività del rapporto associativo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa, nonchè lo svolgimento effettivo dell'attività istituzionale. Il Comune, nel provvedere al rilascio delle autorizzazioni di cui al presente articolo e comunque in tutti i casi che non rientrano nella deroga di cui all'articolo 3, comma 6, lettera e), della legge, si attiene alle disposizioni di cui all'articolo 3, commi 4 e 5 della stessa legge.

6. La domanda si considera accolta qualora non sia comunicato il diniego entro quarantacinque giorni dalla presentazione della domanda.

7. Se il circolo o l'associazione non rispetta le condizioni previste dagli articoli 111 e 111-bis del testo unico delle imposte sui redditi, l'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande è subordinato all'iscrizione nel registro degli esercenti il commercio di cui all'articolo 2, comma 1, della legge, del legale rappresentante del circolo o dell'associazione o di un suo delegato.

8. Il legale rappresentante dell'associazione o del circolo è obbligato a comunicare immediatamente al Comune le variazioni intervenute successivamente alla dichiarazione di cui al comma 2 in merito al rispetto delle condizioni previste dagli articoli 111 e 111-bis del testo unico delle imposte sui redditi e dal presente articolo. Resta ferma la possibilità per il Comune di effettuare controlli ed ispezioni.

 

Art. 4.

Disposizioni finali

 

1. La denuncia di inizio di attività di cui all'articolo 2 e l'autorizzazione di cui all'articolo 3 valgono anche come autorizzazione ai fini di cui al secondo comma dell'articolo 86 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. 

2. In caso di violazione degli obblighi stabiliti dagli articoli 2 e 3, salvo quanto previsto da specifiche norme, si applica la sanzione amministrativa prevista dall'articolo 10 della legge.

3. L'organo comunale competente ordina la cessazione delle attività di cui agli articoli 2 e 3 svolte in assenza di denuncia di inizio attività o di autorizzazione, nonché ogni qualvolta si riscontri la mancanza dei requisiti necessari.

 

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

 

Dato a Roma, addì 4 aprile 2001

 

 

______________

 

Si trascrive il testo dell'art. 111 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917:

 

«Art. 111 (Enti di tipo associativo). - 1. Non è considerata commerciale l'attività svolta nei confronti degli associati o partecipanti, in conformità alle finalità istituzionali, dalle associazioni, da consorzi e dagli altri enti non commerciali di tipo associativo. Le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo.

2. Si considerano tuttavia effettuate nell'esercizio di attività commerciali, salvo il disposto del secondo periodo del comma 1 dell'art. 108, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi agli associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto. Detti corrispettivi concorrono alla formazione del reddito complessivo come componenti del reddito di impresa o come redditi diversi secondo che le relative operazioni abbiano carattere di abitualità o di occasionalità.

3. Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un'unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonché le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati.

4. La disposizione del comma 3 non si applica per le cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita, per le somministrazioni di pasti, per le erogazioni di acqua, gas, energia elettrica e vapore, per le prestazioni alberghiere, di alloggio, di trasporto e di deposito e per le prestazioni di servizi portuali e aeroportuali nè per le prestazioni effettuate nell'esercizio delle seguenti attività:

a) gestione di spacci aziendali e di mense;

b) organizzazione di viaggi e soggiorni turistici;

c) gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale;

d) pubblicità commerciale;

e) telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari.

4-bis. Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all'art. 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell'interno, non si considerano commerciali, anche se effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui viene svolta l'attività istituzionale, da bar ed esercizi similari e l'organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, semprechè le predette attività siano strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e siano effettuate nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3.

4-ter. L'organizzazione di viaggi e soggiorni turistici di cui al comma 4-bis non è considerata commerciale anche se effettuata da associazioni politiche, sindacali e di categoria, nonché da associazioni riconosciute dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, sempreché sia effettuata nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3.

4-quater. Per le organizzazioni sindacali e di categoria non si considerano effettuate nell'esercizio di attività commerciali le cessioni delle pubblicazioni, anche in deroga al limite di cui al comma 3, riguardanti i contratti collettivi di lavoro, nonché l'assistenza prestata prevalentemente agli iscritti, associati o partecipanti in materia di applicazione degli stessi contratti e di legislazione sul lavoro, effettuate verso pagamento di corrispettivi che in entrambi i casi non eccedano i costi di diretta imputazione.

4-quinquies. Le disposizioni di cui ai commi 3, 4-bis, 4-ter e 4-quater si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino alle seguenti clausole, da inserire nei relativi atti costitutivi o statuti redatti nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata:

a) divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell'associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge;

b) obbligo di devolvere il patrimonio dell'ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fui di pubblica utilità, sentito l'organismo di controllo di cui all'art. 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge;

c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l'effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d'età il diritto di voto per l'approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell'associazione;

d) obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie;

e) eleggibilità libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all'art. 2532, secondo comma, del codice civile, sovranità dell'assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti; è ammesso il voto per corrispondenza per le associazioni il cui atto costitutivo, anteriore al 1o gennaio 1997, preveda tale modalità di voto al sensi dell'art. 2532, ultimo comma, del codice civile e sempreché le stesse abbiano rilevanza a livello nazionale e siano prive di organizzazione a livello locale;

f) intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilità della stessa.

4-sexies. Le disposizioni di cui alle lettere c) ed e) del comma 4-quinquies non si applicano alle associazioni religiose riconosciute dalle confessioni con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, nonché alle associazioni politiche, sindacali e di categoria».

 

Si trascrive il testo dell'art. 111-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917:

 

«Art. 111-bis (Perdita della qualifica di ente non commerciale). - 1. Indipendentemente dalle previsioni statutarie, l'ente perde la qualifica di ente non commerciale qualora eserciti prevalentemente attività commerciale per un intero periodo d'imposta.

2. Ai fini della qualificazione commerciale dell'ente si tiene conto anche dei seguenti parametri:

a) prevalenza delle immobilizzazioni relative all'attività commerciale, al netto degli ammortamenti, rispetto alle restanti attività;

b) prevalenza dei ricavi derivanti da attività commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività istituzionali;

c) prevalenza dei redditi derivanti da attività commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le liberalità e le quote associative;

d) prevalenza delle componenti negative inerenti all'attività commerciale rispetto alle restanti spese.

3. Il mutamento di qualifica opera a partire dal periodo d'imposta in cui vengono meno le condizioni che legittimano le agevolazioni e comporta l'obbligo di comprendere tutti i beni facenti parte del patrimonio dell'ente nell'inventario di cui all'art. 15 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. L'iscrizione nell'inventario deve essere effettuata entro sessanta giorni dall'inizio del periodo di imposta in cui ha effetto il mutamento di qualifica secondo i criteri di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1974, n. 689.

4. Le disposizioni di cui al comma 1 e 2 non si applicano agli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili».

 

 

Si trascrive il testo dell'art. 86, del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773:

 

«Art. 86 (art. 84 testo unico 1926). - Non possono esercitarsi, senza licenza del Questore, alberghi, compresi quelli diurni, locande, pensioni, trattorie, osterie, caffè o altri esercizi in cui si vendono al minuto o si consumano vino, birra, liquori od altre bevande anche non alcoliche, né sale pubbliche per bigliardi o per altri giuochi leciti o stabilimenti di bagni, esercizi di rimessa di autoveicoli o di vetture, ovvero locali di stallaggio e simili. La licenza è necessaria anche per lo spaccio al minuto o il consumo di vino, di birra o di qualsiasi bevanda alcolica presso enti collettivi o circoli privati di qualunque specie. anche se la vendita o il consumo siano limitati al soli soci».

 


 

 

APPENDICE 2

 

ALCUNE RECENTI DECISIONI DELLA GIURISPRUDENZA

 

 

 

a) obbligo dell’autorizzazione amministrativa

 

È sempre necessaria l'autorizzazione comunale per procedere alla somministrazione di alimenti e bevande ad una pluralità di soggetti, sia che la somministrazione avvenga nei confronti di una pluralità di soggetti indiscriminati, e quindi sempre variabili, all'interno di pubblici esercizi, sia che la somministrazione sia effettuata nei confronti di una pluralità di soggetti non indiscriminati, in quanto uniti da un rapporto variamente connotato, all'interno di locali privati (fattispecie relativa a somministrazione di alimenti e bevande in un circolo privato).

Cass., sez. I, 07-07-1999, n. 7059.

 

L'autorizzazione comunale è sempre necessaria qualora si voglia procedere alla somministrazione di alimenti e bevande ad una pluralità di soggetti, sia che la somministrazione avvenga nei confronti di una pluralità di soggetti indiscriminati e quindi sempre variabili, all'interno di pubblici esercizi, sia che la somministrazione venga effettuata nei confronti di una pluralità di soggetti non indiscriminati - in quanto uniti da un rapporto che, nell'indicazione letterale ma non tassativa della legge, può assumere varie connotazioni - all'interno di locali che si possono considerare, in senso lato, e con definizione generale, privati.

Cass., sez. I, 21-09-1999, n. 10201.

 

L'art. 3, 6º comma, lett. e), l. 25 agosto 1991 n. 287 - con la quale si stabilisce che la somministrazione di alimenti e bevande negli spacci interni, annessi ai circoli privati e di enti collettivi, non è soggetta ad alcun limite numerico - non solo non comporta alcuna abrogazione tacita delle previgenti disposizioni relative a tali spacci (e, in particolare, della necessità della licenza prevista dall'art. 86 legge di pubblica sicurezza e dell'obbligo di osservare le prescrizioni imposte, ai sensi dell'art. 9 legge stessa, dall'autorità comunale) ma ribadisce la specialità della disciplina legislativa di tali esercizi, in ragione delle loro peculiari natura e caratteristiche che li differenzia dagli esercizi aperti al pubblico.

T.a.r. Lazio, sez. II, 17-08-1994, n. 938.

 

Nell'ipotesi in cui l'accesso ad un circolo gestito da un'associazione non riconosciuta sia consentito a chiunque, senza alcun rilascio di tessere di ammissione e mancando, tra l'altro, il registro degli associati e quello di cassa, si configura l'esistenza di un esercizio commerciale, strutturato in forma associativa al solo fine di evitare i maggiori oneri, fiscali e finanziari, del primo tipo di esercizio, con conseguente necessità di iscrizione al Rec.

P. Terni. Terni, 08-07-1997.

 

b) iscrizione al REC del legale rappresentante

 

Ai sensi degli art. 1, 2, 4 e 10 l. 25 agosto 1991 n. 287, laddove alle modalità di acquisizione delle iscrizioni al circolo privato secondo criteri molto ampi si accompagna l'immediata fruibilità del servizio di somministrazione di alimenti e bevande, viene a mancare il presupposto per la deroga alla necessaria iscrizione del legale rappresentante al registro degli esercenti il commercio.

T.a.r. Veneto, 03-06-1997, n. 957.

 

L'elemento soggettivo nei reati contravvenzionali è escluso dalla buona fede dell'agente, circa la liceità del suo comportamento; buona fede determinata non dalla mera non conoscenza della legge, bensì da un fattore positivo esterno (circolare ministeriale) che abbia indotto il soggetto in errore incolpevole (nella specie il presidente di un circolo ricreativo si era fatto rappresentare e sostituire, nella conduzione del circolo stesso da un'incaricata di sua fiducia, senza richiedere un'autorizzazione ad hoc: entrambi avevano ritenuto lecito siffatto comportamento, sulla scorta di una circolare del ministero dell'interno in forza della quale i circoli privati e comunque gli enti a carattere associativo privi di finalità di lucro erano esentati dalla necessità di autorizzazione ai sensi dell'art. 93 t.u.l.p.s. ove il titolare si facesse rappresentare per la pratica conduzione dell'esercizio da un incaricato di sua fiducia; la cassazione ha considerato scusato il comportamento degli imputati).

Cass., sez. I, 01-07-1993.

 

c) circoli privati e somministrazione al pubblico abusiva

 

Sussiste la violazione amministrativa prevista dal combinato disposto degli art. 10 e 1 l. 25 agosto 1991 n. 287 a carico dei responsabili di un'associazione privata senza scopo di lucro, c.d. circolo privato, qualora, carenti della prescritta licenza, essi vendano cibi e bevande, per il consumo negli attrezzati locale o superficie aperti al pubblico e ivi fosse ospitato un numero indefinito di persone, su rilascio di tesserino all'ingresso conferente la qualità di socio; infatti tale documento, rapportato agli scopi dell'associazione non riconosciuta, costituisce un semplice espediente per eludere l'obbligo della licenza e le prescrizioni di legge volte a tutelare la salute e la sicurezza delle persone, che affluiscono al circolo o in ambienti circostanti, delineandosi l'esercizio di un'attività imprenditoriale in frode alla legge.

P. Torino. Torino, 12-05-1997.

 

Nella disciplina della somministrazione al pubblico di cibi e bevande di cui alla l. 25 agosto 1991 n. 287, l'infrazione prevista dall'art. 3, e punita con pena pecuniaria dall'art. 10, 1º comma, per il caso dello svolgimento di detta attività senza la prescritta autorizzazione comunale, è configurabile anche a carico di chi, abilitato ad operare nell'ambito di un circolo privato, fornisca quelle merci ad avventori estranei al circolo stesso.

Cass., sez. I, 03-03-1997, n. 1837.

 

Se è vero che l'estensione dei servizi di somministrazione di alimenti e bevande prestate da un circolo privato ad altri soggetti invitati dai soci non costituisce, di per sé elemento sufficiente per integrare la trasformazione del circolo stesso in pubblico esercizio, è altrettanto vero che tale trasformazione deve rinvenirsi nell'ipotesi in cui è prevista una modalità di accesso al circolo da parte di una indistinta generalità di soggetti i quali, per il solo fatto di aver presentato la domanda di ammissione e di aver quindi ottenuto una sorta di tessera provvisoria dietro il pagamento di un canone associativo annuo d'importo minimo, vengono ammessi all'immediata fruizione dei servizi riservati agli iscritti.

T.a.r. Veneto, 03-02-1998, n. 114.

 

Possono usufruire dei servizi di un circolo privato a carattere culturale e ricreativo non solo coloro i quali sono in possesso della tessera sociale del circolo stesso, ma anche coloro che sono muniti della tessera di appartenenza all'associazione nazionale di categoria o di altri circoli locali aderenti alla stessa, nonché coloro che, trovandosi in fase di ammissione al circolo, sono dotati di tessera provvisoria in quanto registrati all'ingresso del locale per la domanda di tesseramento; l'estensione del servizio di somministrazione di cibi e bevande a soggetti non soci, occasionalmente presenti all'interno del circolo in quanto invitati dai soci e dagli stessi accompagnati, non configura di per sé gli estremi di una somministrazione al pubblico che possa legittimamente dar luogo ad un provvedimento di revoca o di sospensione della autorizzazione comunale alla somministrazione di alimenti e bevande ai sensi della l.reg. Sardegna 31 ottobre 1991 n. 35.

T.a.r. Sardegna, 27-01-1995, n. 81.

 

Non può considerarsi abusiva l'attività di somministrazione di alimenti e bevande esercitata senza la necessaria autorizzazione nel caso in cui in un locale si svolga una festa avente carattere privato, non soggetta ad autorizzazione o licenza da parte dell'amministrazione comunale né necessitante dell'iscrizione dell'esercente al rec (nel caso di specie si trattava di una festa organizzata dai genitori di alcuni ragazzi che festeggiavano il diciottesimo compleanno, i quali avevano organizzato tutto, provvedendo anche alla richiesta di pagamento Siae, occupandosi altresì dell'allestimento del buffet e della mescita delle bibite, sì che il bar del locale era rimasto chiuso, e il titolare dell'esercizio non aveva provveduto ad alcuna attività di somministrazione di bevande, limitandosi a rimanere all'interno del locale per una mera attività di vigilanza dei locali, non aperti al pubblico, potendovi accedere solo le persone invitate dai festeggiati, che avevano tra l'altro apposto all'entrata un cartello indicante «festa privata»).

P. Terni. Terni, 23-12-1997.

 

d) circoli privati e spaccio di bevande alcooliche

 

La disciplina relativa alla licenza di polizia prevista dall'art. 68 t.u. 18 giugno 1931 n. 773, in linea generale, è applicabile soltanto alle attività ricreative organizzate in forma imprenditoriale in luoghi aperti al pubblico e non già a quelle esercitate nell'ambito di private associazioni; tuttavia, ai sensi dell'art. 86, 2º comma, medesimo decreto, la licenza stessa è necessaria per lo spaccio o il consumo di vino, di birra o di qualsiasi bevanda alcolica presso enti collettivi o circoli privati di qualunque specie, anche se la vendita e il consumo siano limitati ai soli soci.

T.a.r. Veneto, 03-02-1998, n. 114.

 

In presenza dell'inosservanza, da parte del gestore dello spaccio, dell'art. 5 del regolamento per la disciplina degli spacci annessi ai circoli privati e di enti collettivi, approvato con delibera del consiglio comunale di Velletri 12 aprile 1988 n. 1645 - norma in base alla quale la vendita ed il consumo di bevande debbono essere limitati ai soci ed è vietato l'accesso al circolo di familiari e simpatizzanti dei soci - la revoca da parte del sindaco della licenza di pubblica sicurezza, rilasciata ai sensi dell'art. 86 del relativo t.u., costituisce atto dovuto che, in quanto tale, non lascia all'autorità comunale margini di discrezionalità nell'irrogazione della sanzione in presenza di accertate violazioni della norma in questione.

T.a.r. Lazio, sez. II, 17-08-1994, n. 938.

 


 

(*) Si tratta della traccia della relazione tenuta il 15 febbraio 2002, al VII Convegno Nazionale della Polizia Municipale tenutosi a Sulmona (AQ) ed organizzato dell’ANVU – Associazione Professionale Polizia Municipale e Locale d’Italia, sul tema “Ruolo istituzionale della polizia municipale nel sistema integrato di sicurezza del territorio regionale”. Il limitato scopo di questo scritto rende evidenti i motivi della frammentarietà e sommarietà dell’esposizione. 

(**) Professore a contratto di Istituzioni di Diritto privato nella Facoltà di Economia della LUISS-Guido Carli di Roma. Funzionario dell’INDIS – Istituto Nazionale Distribuzione e Servizi dell’Unione Italiana delle Camere di Commercio (Unioncamere).